
Isabelle Durin & Michaël Ertzscheid
Nomadmusic, 22 maggio 2026
All’inizio del XX secolo, l’ascesa dell’antisemitismo e dei regimi totalitari in Europa costinge quasi 3 milioni di ebrei a emigrare negli Stati Uniti, la nuova terra promessa. Tra loro, numerosi compositori – come gli austriaci Max Steiner (1888-1971) ed Erich Wolfgang Korngold (1897-1957), il tedesco Franz Waxman (1908-1967), l’ungherese Miklós Rózsa (1907-1995), il polacco Bronisłav Kaper, il russo Irving Berlin o l’ucraino Dimitri Tiomkin (1894-1979) – si stabiliscono sulla costa occidentale e contribuiscono all’affermazione del cinema hollywoodiano apportando il loro savoir-faire derivato dalla musica post-romantica europea, che mescolano alla cultura americana ed al jazz per creare una nuova musica che diventerà emblematica dei più grandi film hollywoodiani (The Jazz Singer (1927), The Prince and the Pauper (1937), Gone With The Wind (1939), Jungle Book (1942), Summer Place (1959), Ben-Hur (1959), etc.).
Il CD Exile to Hollywood, interpretato dalla violinista Isabelle Durin e dal pianista Michael Ertzscheid, celebra una musica all’insegna della libertà, della fusione culturale e della resilienza. Un viaggio emozionante nel cuore della Golden Age (anni 1930-1960), dove l’esilio diventa fonte di creatività e splendore.

Hervé Roten ha intervistato Isabelle Durin in occasione dell’uscita di questa nuova registrazione.
HR : Isabelle Durin, come le è venuta l’idea di realizzare questo disco dedicato ai compositori ebrei del Golden Age?
ID : Nei nostri due album precedenti (Mémoire et Cinéma e Un violon dans l’Histoire), Michaël Ertzscheid ed io avevamo esplorato l’universo delle tradizioni ebraiche e le diverse rappresentazioni della Seconda guerra mondiale nel cinema attraverso le sue musiche più emblematiche. Si dà il caso che, per una proposta di concerto sul tema del jazz al cinema, avessi elaborato un programma dedicato a Bernstein, Mancini, Legrand ed Hurwitz, concentrandomi anche su due brani particolarmente adatti al violino, Blue Skies e The Valley of the Dolls, composti rispettivamente da Irving Berlin e Andre Previn. Dopo alcune ricerche sulla loro storia personale, mi sono resa conto che avevano un passato in comune, quello di aver lasciato i rispettivi paesi – l’Impero russo per Irving Berlin e la Germania per Andre Previn – a causa delle persecuzioni contro gli ebrei. Da lì, ho iniziato a cercare quali fossero i compositori di quel periodo (gli anni ’20-’30) che avevano lasciato l’Europa per rifugiarsi ad Hollywood. Tra Irving Berlin, che segna l’inizio di questa età dell’oro, e Andre Previn, che in un certo senso la conclude, ho scoperto o riscoperto altri compositori, come Max Steiner, Erich Wolfgang Korngold, Franz Waxman, Miklos Rozsa, Dimitri Tiomkin… Ho ascoltato le loro colonne sonore, una più sublime dell’altra; mi sono immersa in quell’universo in cui la melodia la fa da padrona ed ho immaginato tutti quei suoni risuonare al violino ed al pianoforte. Al termine di questo lungo lavoro di ricerca, ho selezionato 15 brani e ho iniziato ad elaborarne gli arrangiamenti.
Prima fase: carta e matita quando non riuscivamo a trovare lo spartito orchestrale! Ore e ore, con le cuffie ben salde sulle orecchie, a trascrivere le diverse parti e riarrangiarle per violino e pianoforte! Una volta terminata la trascrizione della parte per violino, la inviavo a Michaël affinché scrivesse o arrangiasse la sua parte. A volte abbiamo trovato su Internet degli spartiti online, o delle riduzioni per pianoforte, che ci hanno aiutato in questo delicato lavoro in cui si tratta più di trascrizione che di arrangiamento, poiché il nostro obiettivo era quello di conservare l’integrità dello spartito originale, nota per nota.
È stato un lavoro impegnativo, ma che ci ha permesso immergerci completamente nello stile, nelle modalità di esecuzione, nelle sfumature e nelle frasi musicali di queste colonne sonore, che sono davvero magnifiche!

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